giro del Monte Bianco / tour du Mont Blanc: reportage
Itinerario percorso dal 14 al 20-08-2000.
La nostra avventura comincia all' inizio di luglio, quando mi balena per la testa l'idea di un trekking: la scelta cade sul tour proprio per la sua classicità. Il mese di luglio passa quindi tra i preparativi, con la documentazione sul percorso e lo studio sull'attrezzatura, cercando di ridurre al minimo i pesi, ma quest'ultimo proposito non ha poi avuto i successi sperati!! Infatti avendo scelto di effettuare i pernottamenti in tenda, questo comportava un bel peso in più: questa comunque è una scelta soggettiva, ma che sicuramente ha dato al trekking un'impronta più avventurosa.
Domenica 13 agosto 2000, il giorno previsto per la partenza ecco che il tempo vuole salutarci a suo modo regalandoci una bella serie di forti temporali a partire dalle cinque del mattino, tanto che ci spinge a rinviare il tutto al giorno dopo, sperando in tempi migliori.
Lunedì 14 agosto 2000: è sereno, quindi si parte! Il viaggio in autostrada,l'arrivo a Courmayeur e di qui ad Arnouva, in Val Ferret, a 1759mt, ai piedi del Bianco: pensiamo che ce ne vorrà di tempo per girare intorno a questa muraglia di granito e ghiaccio!!
La partenza su strada sterrata schiacciati dal peso di uno zaino immane (15kg,quasi 1/3 del mio peso...) e in poco più di 2,15 ore si arriva alla larga insellatura del Col du Gran Ferret 2537mt: da qui la vista si allarga sulla Val Ferret italiana, con dietro, d'infilata la val Veny, con il Col de La seigne in bella evidenza in fondo alla stessa; al di sopra della verdeggiante val Ferret svizzera, in secondo piano, emerge il Gran Combin. Ora cominciava la discesa in "terra straniera", per un bel sentiero a mezzacosta sospeso sulla valle fino a La Peule, una baita non proprio in condizioni civili (era un vero porcile, tanto che oltre alla puzza c'era anche il maiale!). Per non scendere per una monotona strada sterrata abbiamo preferito utilizzare un sentierino a mezzacosta, che con molti saliscendi percorre tutto il versante sx della valle e giungendo all'altezza di Ferret comincia rapidamente a scendere tra i larici (ahi, le ginocchia!!), fino a giungere a Le Clou sulla statale, a poca distanza da La Fouly 1610mt. Attraversata il torrente ecco il campeggio, dove finalmente possiamo piantare la tenda e riposarci a dovere.
Ferragosto, sveglia alle 6:00!! Ci incamminiamo per una stradina sulla sx idrografica del torrente che entra nel bosco e che ben presto si trasforma in sentiero e prosegue attraversando alcuni profondi canaloni, uno dei quali attrezzato con cavi d'acciaio. Durante il percorso si hanno belle vedute sui classicissimi paesaggi montani elvetici. Il sentiero comincia poi a scendere rapidamente e finisce a Praz de Fort: si attraversa il borgo e si prosegue su un stradina sterrata toccando un altro caratteristico gruppo di case in legno e giungendo a Issert 1055mt. Attraversato la strada si sale ripidi nel bosco e faticosamente si giunge al Champex-Lac 1466mt, rinomato centro turistico. Abbandonata la civiltà abbiamo proseguito salendo in un bosco alquanto umido fino al Relais d'Arpette: oltre ci aspettava solo l'assolato vallone solitario dove l'acqua, più si saliva e più diventava un miraggio. Alle tre passate del pomeriggio, distrutti dal caldo e dalla fatica arriviamo al bivio dei sentieri per il Col des Ecandies. Cercando un posto per la tenda scopriamo un bellissimo anfiteatro al di sopra di una spalletta opprimente: è veramente un posto stupendo e la luce del pomeriggio ne ricalca la bellezza: questa è vera wilderness...Questo è stato sicuramente il posto che mi ha colpito di più in tutto il trekking. Decisamente suggestiva l'aria della sera in questo solitario vallone, chiuso da alte e scoscese pareti rocciose che emergono dai ghiaioni, senza nessun segno di civiltà, nessun segno della presenza dell'uomo.. Un bel pisolo all'ultimo sole e poi, dopo il tramonto a nanna, in vista del tappone del giorno dopo.
Mercoledì 16 agosto, sveglia di nuovo alle 6:00 (accidenti che ferie rilassanti!!). Dopo essere stati inondati dal primo sole, ci siamo incamminati lungo il sentierino che saliva alla Fenetre. Ormai senz'acqua ecco il celestiale suono dell' acqua e la scoperta di una sorgente che sgorgava in una spaccatura in un enorme roccione: qui è meglio rifornirsi. Quindi, attraversando alcune pietraie e risalendo con una serie di tornantini il ripido canale franoso, si esce all'intaglio della Fenetre d'Arpette 2665mt: spettacolare vista sui seracchi del Glacier du Trient e su entrambi i versanti. Si scende rapidamente l'opposto ripido versante fino ad entrare nel bosco e giungendo allo Chalet du Glacier 1583mt. Si attraversa l'impetuoso torrente e si comincia a salire l'assolato pendio tornando ben presto tra i larici per poi uscire nuovamente all'aperto e andando a superare una liscia parete granitica su una comoda e ardita cengia artificiale, arrivando in breve alla Cabane des Grands 2213mt, con ottima vista sulla valle del Trient. Un noioso traverso a saliscendi aggira tutta la montagna e con qualche bella vista sul villaggetto di Trient si porta in vista del Col de La Balme 2191mt, che raggiungiamo già stufi e spazzolati da un forte vento da S-W che non prometteva nulla di buono: ed ecco la calotta del Bianco tra le nuvole... Dopo aver constatato che il rifugio nel quale eravamo entrati era quello che era,e cioè non proprio invitante, nel giro di 5 minuti una decisione chiara e rapida per l'unica via d'uscita: la fuga!! A rotta di collo verso la stazione della cabinova a Charamillion 1912mt, che rapidamente porta a Le Tour 1453mt e con un calvario su strada asfaltata si giunge a Les Frasserands 1350mt, dove si trova un piccolo campeggio: la fine di un'altra giornata campale..
Giovedì 17 agosto, come previsto il vento ha portato la pioggia: in un giorno abbiamo preso 6 rovesci e 2 temporali. Da Les Frasserands un sentierino conduce a Tre Le Champ, attraversa la trafficata statale della Vallorcine e comincia a salire tra i larici, e qui comincia il rituale dell'antipioggia metti il poncho, togli il poncho, etc.. fino ad arrivare al tratto attrezzato delle Aguilles Rouges sotto l'ennesimo acquazzone, che come da copione ha bagnato tutte le scalette. Uscito nuovamente il sole superiamo il tratto attrezzato non breve, si tocca un bivio e dopo aver superato due laghetti giungiamo all'affollatissimo Lac Blanc 2354mt: nonostante la Cima del Bianco sia avvolta da nubi minacciose, lo spettacolo sulla Mer de Glace è ugualmente unico. Senza concederci un attimo di relax da ovest giungono una serie di nuvole nere e agitate e nel giro di un quarto d'ora si scatena l'inferno: le cateratte del cielo si aprono e i fulmini fioccano a volontà; dulcis in fundo la grandine ci picchia sulla testa mentre battiamo in ritirata verso La Flegere 1877mt, dove arriviamo alla stazione della cabinovia sotto il 2° temporale. Salire sulla funivia è stato traumatico per via della maleducazione della gente (e non erano i "soliti italiani",ma per lo più indigeni...) ma alla fine giungiamo a Le Praz 1060mt sotto il sole. Una lunga passeggiata sulla strada ed eccoci nella mondana ed affollatissima Chamonix, con un traffico degno di una metropoli e caratterizzata da un serie di brutture architettoniche da primato. In condizioni pietose (stanchi, sudati e bagnati!!) dopo la spesa nel mondo civile (utilizzando ben due carrelli, per toglierci dalla schiena gli zaini!!), con il bus giungiamo a Les Houches. E qui l'amara sorpresa di avere come vicini una banda di chiassosi, maleducati nonchè precocemente alcolizzati diciassettenni britannici che ci hanno rotto gli zebedei fino alle tre, dico le tre di notte!, e tutto questo dopo che un rovescio ci aveva bagnato tutta la nostra mercanzia sparsa nel momento più vulnerabile...
Venerdì 18 agosto, un sonno di tre ore, ma alle sei la vendetta sugli inglesi era già in atto!! Dopo quest'atto da incidente diplomatico, con la prima corsa della funivia di Bellevue, carica di alpinisti diretti al Ref. du Goutier, sulla via normale del Bianco, arriviamo a La chalette 1791mt. Un sentierino si abbassa ad attraversare i binari del Tramway du Mont Blanc che porta al Nid d'Aigle, base di partenza per la più facile via di salita al tetto d'Europa, e si prosegue con leggeri saliscendi sul ripido pendio boscoso. Si scende poi ad attraversare l'impetuoso torrente Bionassy su un ponte sospeso di tipo hymalaiano: bellissima vista sull'imponente parete N dell'Aguille omonima. Si riprende a salire uscendo su terreno pascolivo e in una bella conca, che culmina con il Col de Tricot 2120mt, dal quale si può dare un ultimo sguardo alla valle di Chamonix. Scendiamo rapidamente nella verdeggiante valletta degli chalets du Miage, dove troviamo una fontana dalla quale esce un miserrimo filo d'acqua e dove un cartello sembra prendere per i fondelli sottolineando "Ne pas jouer avec l'eau"... Risaliamo assetati l'opposto versante e sbuchiamo su un bel costolone dove troviamo uno stagno e più in là una vera fontana d'acqua fresca e buonissima. Non ci resta che scendere per una ripidissima strada sterrata che ci smonta le ginocchia fino al centro di Les Contamines Mont-Joie, dove, cosa tristissima e abominevole, un impianto di filodiffusione trasmette musica, spero non 24 ore su 24... Ancora un po' di calvario su una strada pianeggiante e sterrata e giunti a N.D. de la Gorge decidiamo di tornare a pernottare a Le Pontet, dove ci concediamo un bel camping a tre stelle. Da bravi italiani spargiamo i nostri bagagli su un'area che avrebbe occupato una roulotte e prendiamo possesso di un tavolo che si rivelerà comodo, soprattutto in occasione del solito rovescio che ci ha nuovamente bagnato il carico nel momento migliore, cioè mentre si asciugava...
Sabato 19 agosto, una giornata campale, cominciata con la sveglia alle 5:45, in un ambiente umido come una foresta tropicale. Quindi nel silenzio del mattino abbiamo percorso la strada asfaltata fino a N.D. de la Gorge, e poi l'antica strada romana che sale al col du Bonhomme. Entrati nel bosco si attraversa un ponte romano su un orrido, si tocca lo chalet du Nant Borrant e oltre il vallone si apre nella conca degli chalet de Balme, in una verdeggiante distesa di pascoli circondata da belle cime rocciose. Percorriamo così il bel vallone, il più bello dopo quello d'Arpette, e toccando un esteso nevaio sotto il colle, raggiungiamo l'insellatura erbosa, che offre un bel panorama su entrambi i versanti. Un traverso con alcuni saliscendi ci porta al Col de La Croix du Bonhomme, battuto da un fortissimo ventaccio. Continuiamo in un ambiente caratterizzato da minuti sfasciumi e terriccio e giungiamo al col des Fours, a 2665mt: da qui si vede il col de La Seigne, l'Italia si avvicina. Scendiamo sull'opposto versante prima su sfasciumi, poi per aperti pascoli e infine, per una strada sterrata e sotto un sole cocente, arriviamo a Villes des Glacier 1789mt. Facciamo rifornimento d'acqua dai margari e poi via per l'ultima e infinita tirata. Superiamo Les Mottets e proseguiamo la salita per il col de la Seigne, volgendo ormai le spalle definitivamente alle valli francesi. Io arriverò al colle quasi a quattro zampe, piegato in due dalla fatica verso le 5 del pomeriggio, mettendo così nuovamente piede nella "sospirata" patria...Non contenti cominciamo la discesa nella verdeggiante Val Veny, con il singolare massiccio delle Pyramides Calcaires sulla nostra sinistra. Dopo un'altra ora di supplizio tocchiamo i bei pascoli di Lex Blanche e in breve arriviamo al Rif. Elisabetta alle 6, dove decidiamo di fermarci. Finalmente una cena da cristiani, anche se l'agognata pastasciutta sognata da giorni, piatto standard della "cena alpinistica" dei rifugi CAI viene sostituito dall'ennesimo minestrone, comunque meglio della nostra minestra al "gallato di ottile", ingrediente del quale abbiamo discusso l'origine per più giorni...Nonostante tutto un buon genepy e un materasso ci hanno rimesso in forze, pronti per la passeggiata del giorno dopo, giusto una ciliegina dopo il tappone alpino di oggi...
Domenica 20 agosto, la fine dell'avventura...Sveglia alle 7,15, abbondante colazione e poi con calma la discesa, in una giornata meteorologicamente non eccezionale. Attraversiamo il silenzioso e pittoresco pianoro acquitrinoso del Combal e giunti al ponte risaliamo la morena frontale del Miage, raggiungendo in breve l'omonimo lago, sotto il fronte del ghiacciaio: questo è un classico laghetto glaciale, chiuso tra il ghiacciaio e la morena frontale: l'ambiente è solennemente pittoresco, con quest'acqua color sabbia, radi larici aggrappati tra le rocce, i blocchi di ghiaccio che galleggiano nel lago..Il silenzio è interrotto solo dalle pietre che cadono in acqua. Una bella sosta per aspettare i buoni samaritani che ci vengono a recuperare per riportarci a casa: insieme abbiamo percorso la strada asfaltata fino alla sbarra poco sopra La Visaille, dove ci aspettava la macchina e potevamo toglierci quel grande fardello dalla schiena..Il pranzo mischiandoci ai normali turisti in una delle aree attrezzate della val Veny e poi il ritorno a casa, chi nell'afosa Torino, chi per mia fortuna immerso nel fresco e nel verde della campagna, ai piedi delle mie valli di Lanzo, delle montagne a me già note ma di cui cominciavo a sentire la nostalgia....
Conclusioni
Cosa dire diquesto giro: be' sicuramente è stata un'esperienza unica. Abbiamo percorso 7 valli legate da un unico filo, quello di avere sopra di loro un simbolo, una montagna che non è solo un semplice nome: il Monte Bianco è la montagna per antonomasia, è una meravigliosa scultura della natura, costruito in milioni di anni, modellato dal vento, dal gelo, dalla neve....Il Bianco è il simbolo dell'alpinismo: anche se non lo abbiamo scalato il girarci intorno è già una bella impresa. In questo giro abbiamo visto valli diverse, montagne diverse, popolazioni diverse, diversi stili di vivere la montagna: dalle brutture di Chamonix al rispettoso stile architettonico svizzero, alle nostre val Veny e Ferret finalmente più vicine alla natura, dopo il numero chiuso, che restituisce loro la tranquillità tipica delle valli alpine.
Ci siamo riempiti gli occhi di paesaggi immensi, sconfinati, solitari..abbiamo vissuto l'esperienza di chi si muoveva un secolo fa, quando non esisteva l'automobile, ma solo le proprie gambe ti portavano a scavalcare i colli, a camminare per i sentieri che oggi percorriamo ormai solo per diletto e non più per necessità...
E il ricordo indelebile di questo giro sarà sicuramente l'alba nel vallone d'Arpette, quando nel fresco dell'aurora i primi raggi del sole sbucarono da una lontana cresta e sfiorandoci inondarono di calore e di vita tutta la valle, ansiosa di cominciare un nuovo giorno...
di Roberto Maruzzo - socio CAI-Lanzo